Biennale di Flamenco

Sara Baras a Siviglia nel 2026: Infinita e il suo ritorno alla Biennale

Sara Baras torna alla Biennale di Siviglia quattordici anni dopo

Sara Baras torna alla Biennale di Flamenco di Siviglia nel 2026 con uno degli eventi più attesi della XXIV edizione: la prima assoluta di Infinita, il suo ventesimo spettacolo e una dichiarazione d’amore all’Andalusia costruita attraverso la danza, la memoria, il folklore e l’identità delle sue otto province.

La bailaora gaditana salirà sul palco del Teatro de la Maestranza l’11, 12 e 13 settembre 2026, sempre alle 20:00. Non è una visita qualunque. La Biennale ha presentato questo ritorno come una delle grandi notizie dell’edizione e come l’apertura della programmazione del Maestranza all’interno del festival, oltre che come avvio della stagione teatrale.

Il dato che dà la vera misura del ricongiungimento è il tempo trascorso: quattordici anni dalla sua ultima Biennale. Nel 2012 portò sullo stesso palcoscenico La Pepa, anch’essa per tre serate, e allora andarono esauriti tutti i 5.100 posti messi in vendita.

14

anni dopo

11, 12 e 13 settembre 2026

20:00 · Teatro de la Maestranza

Prima assoluta di Infinita

Regia, testo e coreografia: Sara Baras

Musica originale: Keko Baldomero

Risposta rapida: Sara Baras presenta Infinita alla Biennale di Flamenco di Siviglia nei giorni 11, 12 e 13 settembre 2026 alle 20:00 al Teatro de la Maestranza. È una prima assoluta creata per la Biennale, un omaggio all’Andalusia attraverso otto donne che rappresentano le sue otto province e segna il ritorno dell’artista al festival quattordici anni dopo La Pepa (2012).

Ultimo aggiornamento: 31 agosto 2026. Tutte e tre le recite di Infinita figurano tra gli spettacoli esauriti di questa edizione. La disponibilità può cambiare se vengono liberati dei posti, quindi conviene controllare sempre i canali ufficiali.

Il ritorno di Sara Baras alla Biennale: perché è una delle grandi notizie del 2026

Quando a febbraio è stata presentata la programmazione della XXIV Biennale, il nome di Sara Baras era legato a un’idea che andava ben oltre una grande produzione: il ritorno di una delle figure internazionali della danza flamenca dopo quattordici anni di assenza.

L’organizzazione ha trasformato questo ricongiungimento in uno degli assi simbolici dell’edizione. Infinita non arriva a Siviglia dopo essere stato presentato in un altro teatro né come una tappa in più di una tournée. Nasce per la Biennale e qui avrà la sua prima assoluta.

Questo carattere di creazione esclusiva è importante. La Biennale 2026 vuole che gran parte della programmazione sia vissuta come un evento e non soltanto come una successione di spettacoli. Nel caso di Sara Baras, la scelta è rafforzata da tre recite consecutive nella Sala Principale del Teatro de la Maestranza.

Un ritorno carico di memoria: da La Pepa a Infinita

L’ultima volta che Sara Baras partecipò alla Biennale fu nel settembre 2012. Presentò La Pepa, uno spettacolo ispirato alla Costituzione di Cadice del 1812, di cui si era appena celebrato il bicentenario.

Anche allora il Maestranza riservò tre serate alla compagnia: 14, 15 e 16 settembre 2012. I 5.100 posti disponibili per quelle recite andarono esauriti.

Il confronto con il 2026 è inevitabile. Quattordici anni dopo torna nello stesso teatro, di nuovo per tre giorni e di nuovo con una domanda che ha portato al tutto esaurito prima dell’inizio della Biennale. Ma il punto di partenza artistico è molto diverso: se La Pepa guardava a un preciso episodio storico, Infinita rivolge lo sguardo verso l’intera Andalusia, la maturità dell’artista e l’eredità che viaggia attraverso il flamenco.

Sara Baras a Siviglia 2026: date, orario e Teatro de la Maestranza

Data Ora Spettacolo Luogo Situazione
Venerdì 11 settembre 20:00 Infinita · prima assoluta Teatro de la Maestranza Esaurito
Sabato 12 settembre 20:00 Infinita Teatro de la Maestranza Esaurito
Domenica 13 settembre 20:00 Infinita Teatro de la Maestranza Esaurito

 

Le tre recite fanno parte della XXIV Biennale di Flamenco di Siviglia, che si svolge dal 9 settembre al 3 ottobre. La recita dell’11 è la prima assoluta dell’opera e apre la programmazione del Teatro de la Maestranza all’interno del festival.

Prima, il 10 settembre, la Biennale celebra la grande gala El mundo por montera nella Plaza de Toros della Real Maestranza. Per questo è più preciso intendere Infinita come il grande avvio scenico del Maestranza e uno degli eventi inaugurali dell’edizione, non come la prima attività cronologica dell’intero festival.

Cos’è Infinita?

Infinita parte da una domanda che la stessa Sara Baras pone nel presentare il progetto: come restituire alla terra tutto ciò che quella terra ha dato a un’artista.

La risposta è uno spettacolo dedicato all’Andalusia. Non vuole costruire una guida letterale delle sue province né una raccolta di cartoline regionali. L’impostazione è più scenica ed emotiva: osservare una terra attraverso le sue differenze e cercare il battito comune che le unisce.

L’opera è inoltre il ventesimo spettacolo nella carriera della compagnia. Questo dato colloca la prima in un momento di bilancio e maturità. Dopo decenni trascorsi a portare il flamenco sui palcoscenici internazionali, Baras usa ora la propria terra come materia creativa.

La proposta lavora con danza, musica, scenografia, illuminazione e costumi per attraversare identità, paesaggi, movimenti e memorie andaluse.

Uno spettacolo sull’Andalusia, ma anche sulla maturità

Nelle interviste precedenti alla prima, Sara Baras ha collegato Infinita a una fase della vita in cui sente la danza in modo diverso. La maturità non appare come una rinuncia alla potenza fisica, ma come un modo di gestire l’energia, ascoltare il corpo e decidere con maggiore consapevolezza dove collocare ogni gesto.

Questo approccio è coerente con la filosofia che l’artista ha spiegato per lo spettacolo: dopo una vita dedicata al flamenco, l’arte smette di essere intesa soltanto come esibizione e diventa sempre più un atto di dono.

Per questo Infinita può essere letto su due scale. La prima è collettiva: l’Andalusia come territorio di otto identità. La seconda è personale: una bailaora che torna alla Biennale dopo quattordici anni e usa questo ritorno per chiedersi che cosa ha ricevuto e che cosa vuole restituire.

Otto donne per le otto province andaluse

Il nucleo concettuale di Infinita è costituito da otto donne che incarnano le otto province dell’Andalusia. Ognuna possiede la propria personalità, il proprio ritmo, il proprio paesaggio e il proprio modo di guardare.

L’idea evita di presentare l’Andalusia come un’identità uniforme. Cadice non è Granada; Huelva non è Jaén; Almería non è Siviglia. Ci sono mare, montagna, campagna, frontiera, città, memoria rurale e molti accenti. La proposta vuole portare queste differenze sulla scena senza perdere il senso di appartenenza allo stesso territorio culturale.

La donna è il veicolo di questa rappresentazione. Non è un elemento estraneo al percorso di Baras, che ha costruito spettacoli intorno a personaggi e universi femminili come Juana la Loca, Mariana Pineda o Carmen.

Un’Andalusia che non finisce ai suoi confini

Uno degli aspetti più interessanti del progetto è che l’identità andalusa non viene concepita come qualcosa di chiuso. L’esperienza internazionale della compagnia attraversa il concetto dell’opera: le radici viaggiano e possono continuare a far parte di una persona anche lontano dal luogo d’origine.

Sara Baras si esibisce da decenni in Europa, America e Asia. Il suo modo di rappresentare l’Andalusia si è quindi costruito sia dall’interno sia dalla distanza.

Infinita cerca di trasformare questa esperienza in linguaggio scenico. La terra appare come origine, ma anche come memoria portatile. Da qui la scelta di uno sguardo aperto al mondo invece di una rappresentazione folklorica chiusa su se stessa.

Dal folklore al flamenco: i paesaggi musicali di Infinita

La stessa presentazione dello spettacolo parla di ponti tra flamenco e folklore. Musica, coreografia, scenografia, luce e costumi esplorano questi territori senza separare rigidamente il popolare, il tradizionale e il flamenco.

Il percorso annunciato attraversa forme e riferimenti molto diversi:

  • romance e fandango,
  • taranto e malagueña,
  • verdial e serrana,
  • trilla e aceitunera,
  • granaína e soleá,
  • sevillanas e tanguillo,
  • alegrías e bulerías.

Non tutte queste forme appartengono allo stesso ambito né hanno la stessa storia. Proprio qui sta una parte della proposta: ascoltare le connessioni tra i repertori popolari dell’Andalusia e i linguaggi che il flamenco ha sviluppato.

È una fusione tra flamenco e folklore?

La parola “fusione” può essere troppo riduttiva. Infinita sembra meno interessato a mescolare generi dall’esterno che a esplorare zone di contatto già presenti nella cultura andalusa.

Verdiales, trillas, fandangos, sevillanas o tanguillos convivono storicamente in un territorio in cui i confini tra festa popolare, canto, danza e flamenco non sono mai stati completamente impermeabili.

Lo spettacolo usa questo materiale come punto di partenza coreografico e musicale. Il risultato non vuole dare una lezione di storia né stabilire genealogie chiuse, ma costruire una mappa emotiva dell’Andalusia attraverso il movimento e il compás.

Regia, testo, coreografia e musica di Infinita

La creazione porta direttamente la firma di Sara Baras per la regia, il testo e la coreografia. La musica originale è stata composta da Keko Baldomero, direttore musicale della compagnia e collaboratore abituale nella costruzione sonora dei suoi spettacoli.

Questo controllo creativo spiega perché Infinita viene presentato come un’opera particolarmente personale. Non è soltanto una coreografia con Baras protagonista, ma un progetto la cui idea, struttura drammatica e linguaggio del movimento nascono dalla sua visione.

Il sito ufficiale dell’artista sottolinea che tutti i linguaggi dello spettacolo — musica, coreografia, scenografia, illuminazione e costumi — partecipano a questo viaggio attraverso le otto identità andaluse. L’obiettivo è dare a ogni provincia colore e personalità senza rompere l’unità dello spettacolo.

La produzione arriva inoltre dopo Vuela (2024), l’omaggio di Sara Baras a Paco de Lucía, e viene presentata come il ventesimo titolo di una compagnia privata che gira a livello internazionale da quasi tre decenni.

Sara Baras e la Biennale: un rapporto iniziato nel 1994

La storia di Sara Baras con la Biennale cominciò molto prima che diventasse una delle figure più riconoscibili del flamenco internazionale. La biografia diffusa dall’organizzazione colloca la sua prima apparizione al festival nel 1994, in una fase in cui la sua carriera individuale cominciava a consolidarsi.

In quegli anni aveva già lavorato in compagnie e progetti di artisti come Merche Esmeralda o Antonio Canales e aveva alle spalle tournée in Giappone, Francia, New York e diversi paesi europei.

Nel 1998 fondò il Ballet Flamenco Sara Baras e debuttò con Sensaciones, l’inizio di una lunga produzione propria a cui sarebbero seguiti Sueños, Juana la Loca, Mariana Pineda, Sabores, Carmen, Esencia, La Pepa, Medusa, Sombras, Alma, Vuela e altri titoli.

Da giovane bailaora a figura internazionale

Il ritorno del 2026 permette anche di misurare la trasformazione del ruolo che Sara Baras occupa nel flamenco. L’artista arrivata alla Biennale negli anni Novanta è oggi Premio Nazionale di Danza, Medaglia d’Oro dell’Andalusia, Medaglia d’Oro al Merito nelle Belle Arti e vincitrice di un Olivier Award, tra altri riconoscimenti.

La sua compagnia ha trasformato il flamenco di grande formato in un linguaggio esportabile nei teatri internazionali senza rinunciare alla centralità della danza e del compás.

Per questo la Biennale ha presentato Infinita come un ritorno dal peso istituzionale e artistico. Non si tratta solo di recuperare un’artista assente dal festival dal 2012: significa riportarla in un momento di maturità, con un’opera nuova e con Siviglia come punto di partenza della sua successiva fase creativa.

Biglietti per Sara Baras a Siviglia nel 2026: prezzi e recite esaurite

I biglietti per la Biennale 2026 sono stati messi in vendita l’ 11 febbraio. La fascia generale dei prezzi del festival va da posti economici in alcuni spazi fino ai 75 euro che la stessa organizzazione indica come prezzo massimo per Sara Baras nel Patio A del Teatro de la Maestranza.

A fine agosto, la direzione della Biennale ha confermato che più di trenta spettacoli dell’edizione erano già esauriti e ha citato Infinita tra le recite senza disponibilità. Le tre date risultano quindi tra i grandi sold out prima ancora dell’inizio del festival.

Ciò non significa che sia impossibile che compaia qualche posto all’ultimo momento. Nelle grandi produzioni possono verificarsi resi, variazioni di contingenti o liberazioni occasionali. Se vuoi provare, l’unico riferimento affidabile è la vendita ufficiale collegata dalla Biennale e dal Teatro de la Maestranza.

Evita di pagare sovrapprezzi su canali non ufficiali. Se non ci sono più biglietti, la Biennale offre decine di altri spettacoli e Siviglia mantiene ogni giorno un’offerta di tablaos e sale di flamenco in quelle date.

Il Teatro de la Maestranza, palcoscenico del ritorno

Il Teatro de la Maestranza è uno degli spazi di maggiore capacità e prestigio della Biennale e nel 2026 concentra buona parte delle produzioni di grande formato.

Il fatto che Infinita debutti lì ha anche una lettura biografica. Fu il palcoscenico di La Pepa alla Biennale del 2012 e, quattordici anni dopo, torna a essere il luogo scelto per il ricongiungimento.

La programmazione successiva del teatro durante la Biennale comprende Cañizares con la Real Orquesta Sinfónica de Sevilla, José Mercé, Manuel Liñán, Israel Galván, Farruquito, Marina Heredia e lo spettacolo di chiusura Perlas a Millares. Infinita apre quindi una sequenza di grandi nomi che rende il Maestranza uno dei principali centri di gravità dell’edizione.

Consigli pratici per le recite dell’11, 12 e 13 settembre

  • Controlla la tua data. Tutte e tre le recite iniziano alle 20:00.
  • Arriva con anticipo. Una prima così attesa concentrerà molto pubblico agli ingressi.
  • Controlla le condizioni di accesso. Se riesci a ottenere un posto liberato all’ultimo momento, verifica sempre che provenga dal canale ufficiale.
  • Non confondere la Real Maestranza con il Teatro de la Maestranza. La gala del 10 si svolge nella Plaza de Toros; Sara Baras si esibisce in teatro.
  • Consulta cosa succede dopo. L’11, 12 e 13 ci sono altre recite della Biennale in diversi spazi di Siviglia.

Dove si potrà vedere Infinita dopo Siviglia?

La prima assoluta sarà alla Biennale, ma Infinita proseguirà poi il suo percorso in altri teatri. Tra le date già annunciate figurano Málaga, Pamplona e Jerez de la Frontera.

Il Teatro Cervantes di Málaga ha programmato quattro recite dal 24 al 27 ottobre; Baluarte, a Pamplona, ospiterà lo spettacolo il 20 dicembre; e il Teatro Villamarta di Jerez lo porterà in scena il 29 e 30 dicembre.

Per il pubblico sivigliano, tuttavia, le recite di settembre hanno un valore irripetibile: sono le prime rappresentazioni pubbliche dell’opera e il luogo in cui si scoprirà per la prima volta come prende forma sul palcoscenico il viaggio attraverso le otto Andalusie proposto da Sara Baras.

Una prima che unisce ritorno, memoria e nuova creazione

Infinita riunisce quasi tutti gli ingredienti che trasformano una recita della Biennale in un evento: una prima assoluta, un’artista di enorme proiezione internazionale, tre serate al Maestranza, un lungo periodo di assenza e un’opera pensata espressamente per guardare all’Andalusia.

L’interesse non sta soltanto nel verificare se Sara Baras sia ancora capace di riempire un grande teatro — il botteghino ha già risposto a questa domanda —, ma nel scoprire che cosa fa un’artista con decenni di palcoscenico quando decide di trasformare la propria terra in materia coreografica.

Quattordici anni separano La Pepa da Infinita. Siviglia avrà tre serate per misurare tutto ciò che è cambiato tra i due spettacoli e tutto ciò che, nella danza di Sara Baras, continua a pulsare allo stesso modo.

Domande frequenti su Sara Baras e Infinita a Siviglia

Sara Baras presenta Infinita nei giorni 11, 12 e 13 settembre 2026 alle 20:00 al Teatro de la Maestranza, nell’ambito della XXIV Biennale di Flamenco di Siviglia.

Sì. La recita dell’11 settembre sarà la prima assoluta di Infinita. Lo spettacolo è stato creato per la Biennale e proseguirà poi la tournée in altri teatri.

Infinita è un omaggio all’Andalusia costruito attraverso otto donne che rappresentano le sue otto province. Lo spettacolo lavora con flamenco, folklore, musica, coreografia, scenografia, illuminazione e costumi per esplorare le differenze e il battito comune dell’identità andalusa.

Sara Baras firma la regia, il testo e la coreografia. La musica originale è di Keko Baldomero, direttore musicale della compagnia.

La sua ultima partecipazione fu nel 2012 con La Pepa. Pertanto, Infinita segna il suo ritorno alla Biennale quattordici anni dopo.

Nel 2012 presentò La Pepa al Teatro de la Maestranza, lo stesso palcoscenico su cui torna nel 2026. Le tre recite di quell’edizione esaurirono tutti i 5.100 posti messi in vendita.

Al 31 agosto 2026, Infinita figura tra gli spettacoli esauriti della Biennale. Conviene controllare i canali ufficiali nel caso vengano liberati posti all’ultimo momento ed evitare la rivendita non autorizzata.

La Biennale informa che il prezzo massimo dei biglietti nel 2026 raggiunge 75 euro proprio per lo spettacolo di Sara Baras, per i posti del Patio A del Teatro de la Maestranza.

Sì. Dopo la prima a Siviglia sono annunciate recite, tra le altre città, a Málaga, Pamplona e Jerez de la Frontera nell’ultimo trimestre del 2026.

Fonti e aggiornamento

Per elaborare questa guida abbiamo confrontato le informazioni della Biennale di Flamenco di Siviglia, della pagina ufficiale di Infinita, del Teatro de la Maestranza e del sito ufficiale di Sara Baras.

Informazioni verificate il 31 agosto 2026. Orari, disponibilità dei biglietti e condizioni di accesso possono essere modificati dagli organizzatori.

Prenotare online: la chiave per assicurarti il posto

In molte città, i tablao di flamenco si riempiono facilmente, soprattutto nei weekend e in alta stagione. Per questo, se hai già le date, la cosa più importante è prenotare online.

Consiglio diretto: prenota online tramite il nostro sito per assicurarti il posto e arrivare con tutto confermato. Se hai già una destinazione, entra direttamente nella tua città per vedere opzioni disponibili e consigli chiari.

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